3.Cent’anni di attivita’: dal 1855 al 1960.

 

Luigi Blanc (1825 c.a. – 1877) (foto 6.), figlio di Jean Pierre e Anne Virginie Salette, fondatore dell’omonima ditta nel 1855, proviene da una famiglia di mugnai e panettieri da generazioni, residenti a Chateau-Gombert, nei dintorni di Marsiglia (foto 2.).

Luigi Blanc

Non è certo se la fabbrica di macine venga fondata in Francia e successivamente trasferita in Italia, o se nasca nel nostro paese. E’ emerso da approfondite ricerche che, quando Luigi Blanc si trasferisce in Italia, in un primo tempo risiede a Genova, città che poteva garantire l’efficienza dei trasporti per la presenza del porto, poi si sposta a Torino, dove avvia l’attività e vi pone a capo il figlio Augusto. Contemporaneamente, però, ne apre un’altra a Napoli, che affida al secondogenito Eduard, che non ha grande fortuna e muore di tifo ancora piuttosto giovane, lasciando cadere in crisi l’attività.

La fabbrica torinese s’insedia nella zona che già ospitava altre produzioni dello stesso genere all’indirizzo di Via dei Fiori 32, l’attuale via Belfiore, angolo Corso Valentino, oggi Corso Marconi. (foto 2). L’anno in cui la ditta compare per la prima volta sulle guide Paravia, una sorta di Pagine Gialle, è il 1881, sotto la voce macine francesi, ma l’inizio dell’attività è datato 1855, come compariva sulla carta intestata.

Si presuppone che la fabbrica utilizzasse per la fabbricazione delle macine le pietre usate provenienti dalle cave di La Fertè-sous-Jouarre, nei pressi di Parigi. Certo il trasporto dei conci non doveva essere facile, ma attraverso i collegamenti fluviali prima e maritti poi, Blanc aveva modo di far arrivare il materiale per le mole fino in Italia. Con l’apertura, nel 1871, del traforo del Frejus, che permetteva collegamenti ferroviari di notevole importanza economica, anche l’importazione delle macine diventava più semplice.

Quando subentra, come titolare della ditta, il figlio Augusto, la fabbrica mantiene la stessa ragione sociale, fino a quando, nel 1896 (foto 3), si associa con un certo Remondini, già conosciuto sul mercato per la produzione di macine francesi per mulini. Qualche anno dopo, nel 1902, la fabbrica si trasferisce in Via Madama Cristina 147, quando probabilmente si scioglie la società, poiché la ditta assume la denominazione di “Blanc A. fu Luigi” ed inizia a produrre anche attrezzi, accessori e sete da buratti (foto 7).

E’ forse a cavallo tra l’Ottocento ed il Novecento che la ditta Blanc partecipa a delle Esposizioni Nazionali durante le quali riceve alcune medaglie d’argento, come dichiarano i marchi ritrovati sulle macine; questi particolari riconoscimenti sono la prova dell’ottima qualità della produzione Blanc

Un successivo cambio d’indirizzo in Corso Bramante 10, sottolinea che la ditta si è trasformata nella “Società Italiana Macine” già Blanc, che dal 1911 comparirà sempre come “S.I.M.A. Soc. Industr. Macine e accessori” (foto 5), un’anonima per azioni di cui Augusto Blanc diviene prima l’amministratore delegato e poi il presidente, fino al 1930, anno in cui la S.I.M.A. si dichiara in liquidazione e Augusto ritorna ad essere semplicemente il titolare della ditta “Blanc A. fu Luigi”, (foto 7) associato ai figli maschi ed ingegneri Alessandro e Luigi, a cui poi passerà in capo l’intera ditta nel 1938 in seguito alla morte del padre.

Durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale la fabbrica viene bombardata e trasferisce la propria sede in Corso Lepanto, dove rimane fino alla cessazione dell’attività, che si verifica nel 1960. La famiglia Blanc, per tradizione, era solita passare la ditta in eredità ai soli figli maschi che fossero stati ingegneri. Per questa ragione, dopo la morte di Alessandro, nel 1958, gli eredi, poiché i figli maschi sono ancora minorenni e quindi non in grado di gestire l’attività, decidono di cedere la fabbrica agli operai di Bussoleno e più precisamente alla famiglia Narciso di San Giorio in Val di Susa.

In un’inserzione del 1948 si legge che la ditta fabbricava ogni sorta di attrezzatura per mulini, dai moderni plansichter alle tradizionali macine di pietra, per le quali la fabbrica era rinomata. Del resto, sappiamo che le macine, che ancora oggi lavorano nel mulino Viola a Torre Mondovì, sono marchiate Blanc e il fatto che questo mulino sia stato costruito verso la metà del Novecento attesta come la richiesta di tali macine sia ancora viva in tempi molto recenti.

Pare perfino che, su commissione della Missione della Consolata di Torino, alcune macine Blanc siano state esportate in Kenia. A ciò si aggiunge che negli ultimi anni di attività la ditta produceva elementi per la macinazione dell’amianto e soprattutto mulini pneumatici, di cui rimane una testimonianza nella località di Balangero. Tali notizie appaiono rilevanti al fine di capire come sia mutata la richiesta di mercato in appena un secolo di attività, che nonostante ciò continua in parallelo a produrre macchinari innovativi e tradizionali.

Tutte le informazioni relative alla storia della famiglia Blanc sono state fornite da alcuni discendenti che ancora oggi risiedono a Torino.


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